368_38534Il fiume Lambro nasce presso il Pian Rancio, in un lembo di Prealpi racchiuso fra i due rami del lago di Como e percorre da Nord a Sud la pianura milanese immettendosi in un meandro del Po.

La superficie complessiva del suo bacino idrografico, chiuso alla sezione di confluenza con il Lambro Meridionale è di 890 km2 e si estende tra la quota di 1446 m. s.l.m. e 59 m. s.l.m.: oltre il 17% di tale bacino è occupato da Comuni le cui fognature si immettono nella rete dei  collettori dell’ASIL S.p.A.

Nel territorio che si estende da Magreglio (a Nord) e da Ello e Rovagnate (a Est) fino a Merone, tutte le fognature comunali si immettono nei collettori consortili, tubi di grandi dimensioni (fino a 1,3 metri di diametro), che hanno il compito di raccogliere le acque inquinate di 38 Comuni brianzoli e di convogliarle al grande depuratore situato nella frazione Baggero di Merone.

La rete dei collettori raggiunge attualmente una lunghezza di 76 chilometri circa, e raccoglie prevalentemente fognature di tipo unitario (acque nere più acque bianche).

Una parte dei collettori (quella con diametri maggiori) è stata realizzata utilizzando tubi prefabbricati in calcestruzzo armato e turbocentrifugato. I tratti più recenti sono stati eseguiti prevalentemente con tubi in materiale plastico o in gres. Lungo la rete sono ubicate tre stazioni di sollevamento che consentono di immettere nelle aste principali le acque raccolte a quota più bassa; esse sono situate ad Alserio, Erba e Valbrona.

Date le caratteristiche del territorio servito, intensamente urbanizzato e industrializzato, la costruzione dei collettori ha richiesto l’attraversamento di numerose strade e ferrovie per le quali è stato necessario anche l’impiego di spingitubo.

La particolare orografia della valle del Lambro e del Bevera e la necessità di intercettare i numerosi scarichi sia sulla sponda destra che su quella sinistra evitando di ricorrere al sollevamento dei liquami ha determinato la necessità di costruire i collettori in prossimità degli alvei, inglobati in “dadi“ di calcestruzzo, assumendo anche le funzioni di struttura a protezione delle sponde dai fenomeni erosivi.

Ciò ha comportato la necessità di superare notevoli difficoltà per la scarsità di strade d’accesso, per la presenza di acqua nonché per la natura del terreno.